Dipendenze, ansia, solitudine: a Brescia c’è uno Spazio che ascolta

Ilaria Pasinelli - Spazio OFF
Pubblicato il 14/05/2026

Inauguriamo questa rubrica di interviste per approfondire meglio i nostri servizi, cosa li caratterizza e le persone che ci lavorano. Iniziamo con Ilaria Pasinelli, responsabile di Spazio OFF. Con lei abbiamo parlato delle difficoltà degli e delle adolescenti ma anche dei genitori e di come collaboriamo con il territorio.

Da dicembre 2025 ci siamo trasferiti in via della Presolana 54, la nuova sede offre locali più accoglienti ed è strutturata in modo più affine al tipo di presa in carico: locali luminosi e accoglienti che favoriscono il sentirsi a proprio agio con i/il professionisti che accompagnano nel proprio percorso di cambiamento. C’è un’ampia sala di attesa, in linea con l’aumento di persone seguite e ogni locale offre discrezione e riservatezza, c’è possibilità di parcheggio ed è comoda da raggiungere sia in auto che con i mezzi pubblici essendo poco distante dalla stazione. Essendo adiacenti a Toc Tok, il centro diurno educativo che accoglie minori dai 16 ai 21 anni, il trasferimento è stato pensato anche in ottica di sviluppo futuro: i due servizi offrono prestazioni complementari che ben si integrano pensando alla presa in carico di minori. Si profila una sorta di polo adolescenti, in cui la presa in carico va dall’ambito educativo (Toc Tok) a quello specialistico e psicologico, con attenzione rivolta all’intero nucleo famigliare in diverse fasi di sviluppo.

Assolutamente, Spazio OFF da sempre si propone come “parte di una rete” e crede fortemente nell’intervento integrato con altri servizi e professionisti. La presa in carico della persona è gestita secondo un’ottica di case management: il ruolo del case manager è di intrattenere/costruire legami e occasioni di scambio con i professionisti già coinvolti sul territorio (scuola, NPI, associazioni e cooperative, servizi sociali ed educatori, consultori) al fine di ottimizzare gli interventi e coordinarsi rispetto ad una direzione di intervento comune, in cui ognuno mette a disposizione i propri strumenti (prestazioni ed operatori) e il proprio punto di vista. Nello specifico quando una persona si rivolge a Spazio OFF e sono già presenti altri servizi territoriali o privati, la case manager si mette in contatto con loro, previo autorizzazione dell’interessato, e si organizzano momenti di equipe. Laddove, durante la presa in carico, si ravvisi la necessità di coinvolgere altri servizi o profesisonisti, si forniscono alla famiglia le indicazioni per “mettersi in contatto con” e si favorisce un passaggio di informaizioni.

Le persone che si rivolgono a noi sono le più varie. Ci sono situazioni che necessitano di un supporto psicologico in determinati passaggi evolutivi: cambio scuola, scelta scolastica o lavorativa, giovani adulti disorientati davanti alle responsabilità che la vita adulta chiede, persone adulte che non si riconoscono nei ruoli ricoperti finora e che sentono il bisogno di mettersi in discussione o che chiedono supporto nel ricoprire nuovi ruoli (lavorativi o di vita). Pensando agli e alle adolescenti le fragilità che incontriamo sono il riflesso delle molteplici sfaccettature della nostra società: ansia scolastica e da prestazione per chi sente di non riuscire ad essere all’altezza delle proprie o altrui aspettative, disorientamento di fronte alle scelte scolastiche ma anche capire se interrompere la scuola ed intraprendere un percorso lavorativo. Fatiche relazionali sia in ambito famigliare con le figure di riferimento, sia con i pari, che si traducono in discussioni frequenti e vissuto di “non essere capiti” da nessuno. Alcuni si caratterizzano per una tendenza al ritiro e all’isolamento, evitando contesti sociali e privilegiando la dimensione domestica. Altri ancora invece si caratterizzano per essere particolarmente oppositivi e ribelli nei confronti degli adulti di riferimento e dei contesti quotidiani. Il filo che li unisce resta un vissuto di disagio e malessere che non li rende sereni e mette in discussione le abitudini e lo stile di vita adottato finora.

Il passaggio evolutivo dei giovani adulti è intenso e spesso fonte di confusione e disorientamento. In questa fase di crescita i giovani sono chiamati ad assumersi maggiori responsabilità personali (a livello legale sono pienamente responsabili delle proprie azioni e scelte) e sociali perché chiamati ad assumere ruoli diversi da quelli assunti finora. C’è chi si affaccia per la prima volta al mondo lavorativo dovendo rispondere a dei superiori, ossia nuove figure adulte diverse dai genitori e che li misurano “per quello che fanno e come” e non coinvolti da dinamiche affettive e famigliari. Come se il valore della loro persona dipendesse dal rendimento lavorativo, dal tipo di mansione che svolgono e da come rispondo alle richieste che il mondo del lavoro richiede (puntualità, capacità organizzativa, capacità di interagire con persone nuove e decodificare messaggi verbali e no dati da persone sconosciute). A pesare sulle loro spalle ci sono le aspettative che i giovani adulti hanno verso sé stessi ma anche che sentono da parte dei genitori e degli adulti di riferimento. Questo passaggio può tradursi in comportamenti impulsivi o avventati di cui i giovani non calcolano le conseguenze, o in maggiore ansia e somatizzazioni (pensieri ricorrenti, sonno alterato, bisogno di controllo), o in forme di evitamento e rifiuto verso le nuove responsabilità (giovani che posticipano all’infinito ogni scelta e stanno a casa aspettando che qualcosa scombussoli questo equilibrio che rischia di diventare la nuova normalità). È naturale il bisogno di autonomia, di sperimentazione e di maggiore libertà dai genitori ma necessitano di guide adulte che li orientino e li supportano. L’altra faccia della medaglia sono i giovani che evitano ogni contesto nuovo che chiede loro di mettersi in discussione, per paura di fallimento e di delusione.

A Spazio OFF usiamo linguaggi espressivi per favorire l’apertura da parte di chi è particolarmente chiuso, o giovane e che quindi non conosce i termini con cui descrivere il proprio vissuto, o ancora non sa dare un nome ed una descrizione al proprio stato d’animo. Nello specifico usiamo i videogiochi per l’attività di eduplay e l’arte per l’attività di arteterapia. In entrambi i casi si favorisce l’emersione di temi sensibili in modo indiretto, che in un secondo momento potranno essere approfonditi anche in contesti clinici. In particolare nell’attività di eduplay i ragazzi hanno modo di identificarsi con un avatar creato da loro a cui faranno vivere avventure, fare scelte e instaurare relazioni allenando competenze che potranno generalizzare in diversi contesti di vita reale.

Gli adulti possono trovarsi disorientati in molteplici situazioni di vita legate alle relazioni interpersonali, al contesto lavorativo o famigliare. Si rivolgono a noi per attivare percorsi psicologici o di psicoterapia per approfondire quali dinamiche disfunzionali causano disagio e malessere al fine di cambiarle a favore di un nuovo equilibrio. In alcuni casi gli adulti trovano nell’alcol, o nel gioco d’azzardo o in altre sostanze un aiuto nel gestire certe fatiche emotive con il rischio di diventarne dipendenti: in questi casi Spazio OFF li aiuta a riconoscerne la pericolosità, diventarne consapevoli e a vincere la dipendenza da esse tornando padroni delle proprie scelte.

In servizio seguiamo anche coppie di genitori che chiedono di essere supportati nel loro ruolo genitoriale mettendosi in discussione nelle modalità adottate con i figli, al fine di migliorare il dialogo con loro. In questi casi la coppia è affidata a un consulente che li supporta mensilmente con colloqui a loro dedicati per valorizzare i punti di forza di uno e dell’altro genitore e ritrovare un dialogo orientato ad uno stile educativo condiviso. Nel caso di nuclei famigliari che si rivolgono al servizio, la tendenza è proporre la presa in carico dei genitori e quella del figlio/a a consulenti diversi, la case manager monitora l’andamento dei percorsi strutturando momenti di scambio per valutare  eventuali cambi nella progettualità. L’equipe resta il momento fondamentale in cui integrare gli interventi di ogni professionista.

Gli adulti manifestano disagio sottoforma di somatizzazioni fisiche (dolori di stomaco, emicrania, dolori muscolari e stanchezza), alterazioni del sonno (dormire troppo o troppo poco), alterazioni dell’appetito, del desiderio sessuale, aneidonia e appiattimento di interessi. Con l’aumentare del malessere la persona può arrivare a forme di ritiro, evitando relazioni interpersonali e non riuscire a recarsi al lavoro. Possono esserci pensieri ricorrenti di autosvalutazione, paranoici nei confronti degli altri e rimuginio. In altri casi la persona può ricorrere ad alcol, gioco d’azzardo e/o sostanze stupefacenti con la convinzione che lo aiutino ad affrontare le fatiche che vive, cosi facendo alimentando il disagio alla base di esse. Quando si rivolgono a noi trovano un luogo in cui essere ascoltati senza giudizio e un supporto che li aiuti a trovare un nuovo equilibrio  psichico ed emotivo. Giovani ed adulti cercano qualcuno che li ascolti in modo autentico e privo di giudizio.

Mi piacerebbe che il “lavoro di rete” fosse prerogativa di ogni servizio pubblico e privato con cui ci si interfaccia, e non dipenda dal singolo professionista. Mi piacerebbe che ci fosse una cultura orientata alla salute mentale, con maggiori occasioni di contatto e ponti tra le istituzioni facilitando l’accesso ai cittadini sia economicamente che per tempistica di presa in carico. Mi piacerebbe che gli adulti e i genitori si mettessero più in discussione e meno sulla difensiva: essere genitori è un lavoro e un ruolo che cambia ad ogni figlio, con il figlio e non esiste un manuale, essere genitori ed essere adulti è un percorso in evoluzione tanto quanto l’essere figli e crescere. Essere aperti al cambiamento implica osservare, provare, verificare cosa ha funzionato e cosa no per correggersi e se fatto con coerenza non può che consolidare una relazione destinata ad evolvere.