L’importanza di abbattere lo stigma che il disagio mentale porta con sé

Centro Diurno Borghetti
Pubblicato il 15/09/2026

Tra i servizi della nostra area dedicata alla salute mentale c’è il Centro Diurno Borghetti, uno spazio che accoglie fino a 20 persone con patologie psichiatriche quali schizofrenia, disturbo di personalità e disturbo dell’umore. Abbiamo intervistato Federica Zanotti, Tecnico di Riabilitazione Psichiatrica, e Antonio De Pani, responsabile del servizio, per capire con loro di cosa si occupa il centro, a quali persone si rivolge, quali attività propone e come collabora con le famiglie degli utenti. Questa chiacchierata è stata anche l’occasione per approfondire quali sono oggi i pregiudizi che continuano a persistere attorno al tema della salute mentale e della nascita di C’entro in cui il servizio si sposterà una volta completati i lavori.

Il Centro Diurno Borghetti è una struttura semiresidenziale a carattere terapeutico-riabilitativo pensata per accogliere, accompagnare e sostenere persone con sofferenza psichica. Si rivolge ad adulti tra i 18 e i 65 anni con problematiche relative alla salute mentale che necessitano di un percorso di cura, riabilitazione e reinserimento sociale, offrendo un punto di riferimento sicuro durante le ore diurne per evitare l’isolamento.
Ogni giorno le persone in difficoltà possono accedere al Centro Diurno Borghetti, il quale mette a disposizione orari maggiormente flessibili rispetto a quelli proposti dai consueti servizi, garantendo un’apertura quotidiana fino a sera con la presenza di professionisti dedicati. Le persone possono accedere al servizio su base volontaria e partecipano alle attività proposte e concordate sulla base del proprio percorso di cura personalizzato.

Uno dei principali obiettivi del Centro Diurno è quello di creare un ambiente accogliente basato sull’ascolto, sul rispetto reciproco e sulla condivisione delle attività quotidiane, dove ogni persona si sente parte di un gruppo validante e supportivo.
Ogni utente è unico. La convivenza di patologie e storie diverse si gestisce quindi valorizzando le risorse individuali e promuovendo la collaborazione, affinché la diversità diventi un’occasione di confronto e crescita e non un ostacolo.
Al centro del percorso riabilitativo infatti c’è sempre una persona nella sua complessità e nella sua ricchezza: la malattia mentale rappresenta solo un aspetto della storia di vita del soggetto. Questo significa prendersi cura dell’individuo a 360°, non preoccuparsi prettamente dell’ambito psichiatrico ma considerare l’insieme dei suoi bisogni, che possono dipendere da un disturbo mentale ma anche da necessità fisiologiche e concrete. Il pensiero che guida tale approccio è la volontà di restituire alla persona quella dignità spesso persa: considerare gli utenti “persone” prima che “malati” è alla base della relazione educativa, la fiducia e il rispetto reciproco permettono poi di introdurre quei cambiamenti volti al miglioramento della vita in generale.

All’interno del nostro servizio proponiamo un ampio ventaglio di attività riabilitative e risocializzanti, in diversi momenti della giornata. Tra le attività principali sono presenti laboratori espressivi e creativi, attività motorie, percorsi per il recupero delle abilità quotidiane (cura di sé, cucina, gestione del tempo) e momenti di gruppo per stimolare la socializzazione, sia all’interno del servizio sia in contesti sociali naturali. L’inserimento delle persone nelle attività nasce partendo da un Progetto Terapeutico Riabilitativo Individualizzato (PTR), concordato con la persona e la sua équipe di riferimento, rispettando ritmi, inclinazioni e capacità di ciascuno. Indispensabile in questa fase è la centralità della persona nel proprio percorso di cura personale, considerata come protagonista principale di cambiamento.
Oltre a tutte le attività di gruppo vengono inoltre proposti colloqui e interventi individuali e domiciliari (accompagnamenti per visite specialistiche, CPS, SMI, Sert), costruiti ad hoc sulla base delle necessità e degli obiettivi di cambiamento che la persona si pone.

Il Centro Diurno Borghetti propone attività all’interno del servizio ma anche sul territorio. Svolgere le nostre attività all’esterno e trascorrere momenti di convivialità in ambiente reale significa, non solo favorire l’inclusione sociale e riabituare la persona a vivere la comunità, ma diventarne parte integrante. Ciò permette alla persona di riconoscersi all’interno del contesto e della comunità in cui vive e soprattutto di abbattere lo stigma che spesso il disagio mentale porta con sé. Tali attività quindi promuovono l’autonomia, rafforzano la sicurezza personale e permettono sviluppare abilità relazionali in contesti reali, aiutando chi partecipa a sentirsi nuovamente parte attiva della società.

Poiché il nostro servizio adotta un approccio olistico che considera la persona nella sua totalità, il coinvolgimento attivo dei familiari diventa un elemento imprescindibile del percorso di cura dell’utente con disabilità psichiatrica, riconoscendo nel nucleo d’appartenenza una risorsa fondamentale per promuovere un cambiamento significativo. Consapevoli che l’insorgenza del disturbo mentale comporta per i caregiver un elevato carico emotivo — caratterizzato da vissuti di rabbia, perdita, angoscia e dall’isolamento sociale generato dallo stigma — gli operatori mantengono un contatto diretto e continuativo con la famiglia per rispondere ai suoi specifici bisogni di conoscenza, ascolto e condivisione. Attraverso spazi dedicati di ascolto individuale e gruppi di psicoeducazione, il servizio si impegna concretamente ad accompagnare i familiari nella comprensione della patologia e nella riduzione della sofferenza emotiva, riattivando così risorse relazionali ed efficaci strategie gestionali per potenziare il benessere complessivo di tutti i suoi componenti.

Nonostante il tema della salute mentale sia diventato di maggior rilevanza pubblica, nel nostro lavoro quotidiano lo stigma e i pregiudizi sono una realtà ancora costante e pervasiva. Lo stigma nei confronti di persone con disagio psichico è presente ancora oggi nel tessuto sociale, in quanto spesso la patologia viene sovrapposta all’identità della persona (non “una persona che vive un disturbo”, ma “un pazzo” o “uno schizofrenico”). Questo genera timore infondato legato all’idea che l’utente sia imprevedibile o pericoloso. Tale aspetto si traduce spesso con la perdita di tessuto sociale e amicale, difficoltà da parte delle persone con disturbi mentali nel trovare un alloggio o nel reinserimento nel mercato del lavoro, con conseguente difficoltà nella strutturazione di percorsi di autonomia ed emancipazione.
Lo stigma è vissuto inoltre anche dalle famiglie degli utenti, le quali per gli effetti indotti dalla società, tendono a vivere la malattia del proprio congiunto come un fallimento educativo o relazionale anziché come una patologia, sviluppando senso di auto colpevolizzazione e conseguente tendenza a nascondere la diagnosi della persona per timore di giudizio o esclusione.
L’aspetto inoltre maggiormente diffuso è l’interiorizzazione dello stigma da parte della persona con disagio psichico, la quale spesso assorbe i pregiudizi del contesto esterno, convincendosi di non avere valore, di non poter guarire o di non meritare opportunità. L’auto-stigma quindi porta la persona a ritirarsi socialmente prima ancora di essere rifiutata, sviluppando una forma di rassegnazione che ostacola il percorso di cambiamento.

Il trasferimento in C’entro rappresenta l’evoluzione verso un modello ancora più integrato e aperto rispetto all’attuale servizio. Non è un semplice cambio di mura, ma un progetto di contaminazione positiva con il tessuto urbano basato su un modello di presa in carico integrato, Recovery-Oriented e aperto alla comunità. La visione risponde infatti alla necessità di superare la storica percezione del Centro Diurno Psichiatrico come servizio destinato esclusivamente all’utenza adulta e cronica, creando un ponte con i giovani e il territorio. Il complesso prevede la presenza di tre servizi distinti, ma connessi sinergicamente l’uno con l’altro: Centro Diurno Borghetti, Centro Diurno Toc Tok e spazi fruibili dalla cittadinanza, diventando uno spazio condiviso. La vicinanza di tali servizi ha come obiettivo da un lato quello di costruire una rete sociale territoriale che possa favorire l’inclusione delle persone con disagio psichico nel tessuto sociale, e dall’altro quello di fornire una risposta più strutturata e specifica alle persone con disturbo mentale con età compresa tra i 18 e i 35 anni, grazie alla collaborazione con il Centro Diurno Toc Tok.

Il trasferimento nel centro del paese garantirà alle persone luoghi più accessibili con i mezzi pubblici, strutture polivalenti e un’ampia area verde esterna pensata per lo sport, il relax e la socializzazione.
Verranno quindi ampliate le opportunità d’integrazione, miglioreranno gli spazi di accoglienza e offriremo nuove sinergie con le associazioni e i servizi della zona.
Oltre a ciò si cercherà di strutturare percorsi ad hoc per le persone giovani inserite, grazie all’inserimento di nuove tecniche e interventi riabilitativi, volti al miglioramento delle aree più deficitarie, al riconoscimento delle risorse e allo sviluppo di nuove abilità e autonomie. La nostra speranza è che C’entro possa abbattere i muri invisibili del pregiudizio aprendo le porte alla comunità. Non vogliamo un luogo chiuso in sé stesso, ma uno spazio vivo dove “dentro” e “fuori” si incontrano e si mescolano ogni giorno. L’auspicio è quindi quello che C’entro e il Centro Diurno Borghetti nascano per essere un punto di riferimento per tutti, con o senza disagio psichico, un posto dove la salute mentale diventa un tema di tutti e la diversità smetta di far paura per diventare la risorsa
più grande per costruire qualcosa di nuovo, insieme.