All’interno della nostra Area Sociale, troviamo il servizio Toc Tok. In questa intervista Lara Palini, responsabile del servizio di Brescia, ci racconta la scelta di aprire un nuovo spazio in città, chi sono i giovani che accolgono e in che cosa il servizio di distingue da un centro diurno tradizionale.
Lara, ci racconti cos’è Toc Tok e da dove nasce il progetto? Cosa vi ha spinti ad aprire una nuova sede proprio a Brescia?
Toc Tok nasce nel 2022 per rispondere in modo concreto ai bisogni adolescenziali del nostro tempo e del territorio: offrire accoglienza, respiro, un luogo neutro e protetto in cui ragazzi e ragazze possano sentirsi a proprio agio, anche nelle loro fragilità. Non solo uno spazio educativo, ma un
contesto in cui potersi fermare, riconoscere e ripartire. La scelta di aprire anche a Brescia nasce proprio dalla sua natura: un territorio ricco, ma complesso, che richiede presidi educativi nuovi, capaci di stare dentro le trasformazioni sociali. Abbiamo voluto costruire un luogo accessibile e facilmente raggiungibile, ben servito dai mezzi, per permettere ai ragazzi di vivere uno spazio vicino, concreto, realmente fruibile nella quotidianità.
La nuova sede sorge proprio accanto a Spazio Off. È una vicinanza casuale o c’è una visione dietro? Come dialogano i due servizi?
È una scelta intenzionale. La vicinanza con Spazio Off risponde a una visione integrata: creare connessioni reali tra servizi. In particolare, la presenza di un supporto psicologico rappresenta un valore strategico. Non solo nel senso più tradizionale, ma anche attraverso strumenti innovativi e
più vicini al linguaggio adolescenziale, come l’eduplay (supporto psicologico mediato dal videogioco) e l’arteterapia. Modalità più accessibili, meno stigmatizzanti, capaci di agganciare anche quei ragazzi che faticherebbero ad avvicinarsi a un setting clinico classico.
Cosa ha di diverso Toc Tok rispetto a un centro educativo tradizionale?
Toc Tok supera l’idea di frequenza rigida e standardizzata. Non è necessario esserci dal lunedì al venerdì, tutto il giorno: i ragazzi accedono attraverso attività, moduli e obiettivi concordati insieme, costruiti su misura. Questo rende il percorso più sostenibile, autentico e realmente significativo. L’aggancio non passa dall’obbligo, ma dalla possibilità di trovare un senso nella proposta educativa.

Chi sono i ragazzi e le ragazze che arrivano a Toc Tok?
Accogliamo adolescenti e giovani adulti, prevalentemente nella fascia d’età 16–21 anni, con la possibilità di inserire anche ragazzi e ragazze più giovani in situazioni specifiche. Si tratta di giovani che attraversano momenti di fragilità: difficoltà scolastiche, contesti familiari complessi, percorsi giudiziari o rischio di esclusione sociale. L’intercettazione avviene attraverso una rete territoriale attiva e integrata: servizi sociali, scuole e giustizia minorile.
Il rapporto con l’USMM è centrale. Come funziona concretamente la collaborazione e cosa significa adattare il vostro intervento alle richieste specifiche dell’ente inviante?
La relazione con l’USMM è centrale e quotidiana. È uno dei principali interlocutori del nostro lavoro e con loro costruiamo percorsi condivisi, monitorati nel tempo. L’obiettivo è rispondere il più possibile ai bisogni del ragazzo o della ragazza inviati, mantenendo allo stesso tempo un’elevata capacità di adattamento rispetto alle indicazioni dell’ente. È un dialogo costante che permette di rendere gli interventi concreti, coerenti e realmente efficaci.
Ogni ragazzo o ragazza ha una storia diversa. Come si costruisce un piano educativo personalizzato, da dove si parte e chi lo definisce?
Ogni percorso nasce da un ascolto autentico e si sviluppa come un progetto dinamico. Il piano educativo è co-progettato con il ragazzo o la ragazza, l’équipe e i servizi, ma soprattutto è vivo: si modifica nel tempo, segue le evoluzioni, intercetta i cambiamenti. Questa capacità di ridefinirsi è uno dei tratti più distintivi di Toc Tok.
Il gruppo è una risorsa importante. In che modo stare insieme agli altri condividere regole, spazi, esperienze diventa uno strumento educativo?
Il gruppo è una vera palestra relazionale ed un acceleratore di crescita. A Toc Tok lavoriamo molto anche sulla peer education: chi è presente da più tempo, chi ha sviluppato maggiore consapevolezza, responsabilità ed empatia, diventa una risorsa per gli altri. Non solo condivide, ma testimonia. In questo spazio, il cambiamento non viene raccontato: si vede.
Uno degli obiettivi di Toc Tok è accompagnare i ragazzi verso l’autonomia e il mondo del lavoro. Come si traduce concretamente questo orientamento? Cosa si fa, con chi, e in quanto tempo?
A Toc Tok i ragazzi imparano prima di tutto a riconoscersi: capacità, competenze, limiti, desideri. Da qui si costruiscono esperienze concrete: laboratori, orientamento, tirocini, collaborazioni con realtà del territorio. Non si tratta solo di trovare un lavoro, ma di costruire una direzione possibile e sostenibile nel tempo.
Cosa succede quando un ragazzo o una ragazza termina la sua esperienza in Toc Tok. Come si misura il successo di un percorso?
Alcuni percorsi hanno un inizio e una fine definiti, legati anche al procedimento penale. Ma spesso accade qualcosa di più: grazie all’aggancio costruito e al contesto stabile e sano, molti ragazzi scelgono di rimanere, in forme diverse. Continuano a partecipare, a portare la loro esperienza, a diventare a loro volta testimoni. Il successo, allora, non è solo “concludere” un percorso, ma scegliere di restare in relazione, con una nuova consapevolezza. Toc Tok è una porta che si apre, ma soprattutto uno spazio in cui fermarsi abbastanza da capire dove andare.